Minotauri
Informazioni
Campo Valore Tipo Stirpe non umana Territorio Barbaricum Organizzazione Clan Aspetto Corna e zoccoli, mole pari a quella di diversi uomini Armi Grandi asce e mazze Affiliazione Orda Prima apparizione L’età dei regni
Minotauri è il nome di una delle stirpi cornute del Barbaricum, oltre il Grande Limes Settentrionale. Nel Continente se ne parla come di mostri da favola; in Valdoran, dopo la primavera del Tauria, se ne parla a bassa voce. Io li ho chiamati, senza troppa fantasia, un incubo che ha imparato a camminare, e non ho trovato da allora una definizione migliore.
Aspetto
Un minotauro pesa quanto diversi uomini, cammina su zoccoli e porta sulla testa corna abbastanza larghe da non passare per le porte di una casa normale. Un suo pugno abbatte un uomo come un maglio di ferro. Combatte con asce enormi, grandi come porte, e con mazze: armi che non tagliano soltanto, ma sfondano tutto quello che incontrano, spezzano il bordo degli scudi e attraversano le maglie delle cotte.
Modo di combattere
I minotauri sono la forza d’urto dell’Orda, e i suoi capi lo sanno: li tengono in riserva, li nascondono, li lanciano dove una formazione è già in difficoltà. Non caricano tutti insieme. I primi spezzano gli scudi, i secondi entrano nelle brecce e quelli dietro finiscono gli uomini caduti: smontano una formazione pezzo dopo pezzo, come macellai che separano le articolazioni di una bestia. Contro di loro non si può formare un quadrato né tenere una linea; si può soltanto sperare di non essere nel punto in cui arrivano.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Al Tauria. Nella Battaglia del Tauria i minotauri restano nascosti oltre il crinale, coperti da rocce, vegetazione e nebbia, mentre i satiri tengono inchiodata l’ala sinistra di Varro con lanci e finte ritirate. Quando Varro inclina il fronte per non farsi travolgere dal crollo del centro, scendono in colonne strette per canaloni che gli esploratori di Valdoran non avevano visto. La cavalleria del Nord li carica su un terreno che ne spezza la formazione e viene accolta dalle asce: un cavallo continua per due passi senza metà del muso. Il fianco del Nord cede prima di aver finito di ruotare. Varro pianta la spada fino all’elsa sotto le costole di un minotauro, ma una seconda ascia lo colpisce sopra l’orecchio. Dopo la rotta i minotauri avanzano lenti, aprendo la strada tra i gruppi che ancora resistono.
Nel campo. A battaglia finita riposano in un settore separato dell’accampamento, seduti attorno a grandi fuochi, ad affilare le asce con movimenti lenti e metodici. Alcuni hanno ancora brandelli di stoffa e sangue rappreso sulle corna. Non parlano quasi mai: da quella parte del campo arriva soltanto il raschiare delle pietre sulle lame.
