Esercito di Valdoran
Informazioni
Campo Valore Tipo Esercito di leva su base feudale Regno Valdoran Comandante supremo Il Re del Nord, Severian Corvus Comandanti I Duci, i Centurioni, i Capitani Reparti Legionari, lanciatori di giavellotti, schermidori leggeri, arcieri, frombolieri, cavalleria, Limitanei Basi I Castelli dei Duci, Castrum Vargus, le torri del Limes Compito La difesa del Limes, la «Sacra Missione» Prima apparizione L’età dei regni
L’Esercito di Valdoran, che nel resto del Continente chiamano semplicemente l’esercito del Nord, è la forza che da generazioni tiene il Grande Limes Settentrionale e che i Regni del Sud pagano perché lo faccia. Per il Continente è l’ultimo baluardo della civiltà prima del Barbaricum: un popolo di guerrieri cresciuti nel gelo, pronti a impugnare la lancia al primo segnale e a morire sorridendo per la gloria del Silenzio.
«Nella pratica, siamo un’accozzaglia di disperati strappati ai campi, alle reti da pesca e alle botteghe, che puzzano di concime, lana bagnata e paura.»
Quella frase l’ho scritta io, nascosto in un cespuglio sotto la pioggia, guardando la leva radunarsi lungo la strada militare. La sottoscrivo ancora.
Origini
L’esercito del Nord segue ancora il modello imperiale e se ne vanta; altrove lo chiamano l’ultimo erede della Legione che per secoli protesse il Limes. La leva stessa, a Valdoran, la chiamano «antica eredità imperiale». Dell’Impero sono rimasti i nomi dei reparti, i segnali dei corni, le aquile annerite sui vessilli, i manuali di tattica e la superbia. Le armature nuove, gli scudi costruiti secondo misure precise e le paghe quasi puntuali sono rimasti nei libri.
Struttura
La leva. Ogni maschio che abbia superato il rito della maggiore età deve addestrarsi alcune settimane ogni estate e presentarsi sotto il vessillo del proprio Duce quando viene proclamata la leva. Se il Re chiama il Nord alla guerra, i Duci chiamano i Castelli, i Castelli chiamano i villaggi e i villaggi consegnano uomini, animali, grano, carri e attrezzi. In teoria nessuno può rifiutare. In pratica i ricchi trovano sempre un figlio malato, un incarico indispensabile o un sacerdote compiacente; i poveri ricevono una lancia, qualche giorno di razioni e l’ordine di camminare. Ognuno si presenta con ciò che possiede: cotte di maglia dei nonni ancora macchiate del sangue di guerre più vecchie di loro, elmi che scendono sugli occhi, scudi riparati con le assi delle porte delle stalle. Una volta un ragazzo si presentò con una punta di lancia legata a un manico da zappa; il Centurione lo insultò per dieci minuti e poi lo mise in formazione.
I reparti. I Legionari sono i soldati con la cotta di maglia più pesante: grandi scudi, lunghe spade, le armature migliori che il Castello riesce a procurare. Dietro di loro vengono i lanciatori di giavellotti e gli schermidori leggeri; accanto, arcieri e frombolieri; sulle ali la cavalleria, con qualche piccolo reparto di cavalieri corazzati; in prima linea, quando c’è guerra, i Limitanei con lo scudo ovale e la lunga lancia. L’esercito porta con sé macchine da tiro, carrobaliste e scorpioni montati sui carri, con i loro genieri, e nella seconda linea le plumbate, corte armi appesantite dal piombo.
Il comando. Al vertice c’è il Re, che i Duci eleggono tra loro; ogni Duce conduce gli uomini del proprio Castello e li affida ai suoi Centurioni, spesso uomini degli stessi villaggi. Ci sono poi Capitani, consiglieri, scribi che contano gli uomini di ciascuno e staffette. Ogni reparto ha un vessillo attorno al quale riunirsi: vessilli quadrati, aquile annerite, simboli di stoffa. Gli ordini viaggiano con i corni: cornicini e buccinatori stanno accanto ai comandanti, perché nel frastuono della battaglia la voce umana non arriva oltre poche decine di passi.
La disciplina. È una delle poche cose di cui il Nord possa andare fiero. Gli uomini sanno muoversi in formazioni compatte, cambiare fronte al suono dei corni e sovrapporre gli scudi fino a fare un guscio di legno, cuoio e ferro quasi impenetrabile. Non perché siano più coraggiosi degli uomini del Sud, ma perché sono cresciuti insieme: il soldato alla vostra destra può essere vostro fratello, quello a sinistra l’uomo che vi ha aiutato a rifare il tetto dopo l’ultima nevicata. Se fuggite non abbandonate un esercito, abbandonate persone che dovrete guardare negli occhi per il resto della vita.
Il guaio è che sono contadini. Un soldato di Thalassar si sveglia, si addestra, mangia e torna ad addestrarsi; un uomo di Valdoran, prima di impugnare la spada, deve arare, seminare, riparare il recinto e macellare il maiale. Quando la leva viene proclamata nel momento sbagliato, interi villaggi restano senza braccia, e nessuno ha mai visto una guerra breve.
«Per noi la guerra non è gloria e non porta ricchezza. È un’altra maledetta tassa.»
Le campagne oltre il Limes. Per generazioni, dopo ogni razzia, l’esercito del Nord passava il confine a bruciare villaggi e a riportare prigionieri, armi, pelli e schiavi; i caduti ricevevano Monumenta lungo le strade e i sopravvissuti terre. I prigionieri del Barbaricum, dalle nostre parti, non li trattavamo bene: satiri appesi alle mura per le corna, esploratori bruciati vivi, feriti dati ai cani, e un sacerdote pronto a benedire.
Membri noti
- Severian Corvus, Re del Nord.
- Varro, vecchio Duce, amico e consigliere del Re.
- Valeri Caelnius, il più giovane Duce del Nord.
- Faustus Mordax, Duce.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Quattro mesi di inseguimenti. Sfondato il Limes, Severian richiama i veterani, svuota i presidi delle valli meridionali e chiama tutti i Duci a formare un unico esercito, promettendo una campagna breve e il ritorno prima della semina. Arrivano invece marce, scontri locali, villaggi bruciati, pattuglie scomparse e brevi incursioni oltre il Limes più utili alla propaganda che alla guerra. Gli uomini non vedono la paga da settimane, molti disertano per tornare ai raccolti, e metà degli schiavi fuggiti cammina con l’Orda. Aeterna manda un ordine invece di uomini: mantenere la posizione. Severian brucia il vecchio stendardo imperiale.
Il campo del Tauria. Tra le montagne e il Fiume Tauria in piena l’esercito alza un enorme [[Castrum|castrum]]: fossato su tre lati, il fiume sul quarto, palizzata di tronchi di pino, tende grandi dei Duci e teli rattoppati degli altri, la tenda del Re al centro con un doppio cordone di guardie. Varro porta ottocento uomini, Valeri trecentododici. Quando l’Orda si raduna lungo il fiume, Severian lascia un manipolo a difesa del castrum e marcia per due giorni.
La disfatta. Quasi quattromila uomini, forse meno contando malati e sfiniti, si schierano su tre grandi corpi di fanteria secondo la tradizione imperiale; altri quasi mille, nelle colonne di esplorazione, non arrivano in tempo. La Battaglia del Tauria finisce con il centro sfondato dai mammut, l’ala sinistra di Varro distrutta dai minotauri e la resa del cerchio di Valeri. Quasi duemila superstiti finiscono nelle gabbie dell’Orda, con il Re; quasi mille sbandati restano dispersi nelle valli laterali, senza re né ordini. Ad Aeterna e nei Regni si dice che il Muro del Continente è crollato. Io dico che conserviamo i manuali, ma abbiamo venduto le armature, lasciato marcire le strade e riempito le legioni di ragazzi strappati ai campi.
