Zafir
Informazioni
Campo Valore Sesso Maschio Ruolo Capitano corsaro Affiliazione Corsari delle Sette Isole Provenienza Sette Isole Nave Serpente di Sabbia (liburna) Arma Scimitarra Prima apparizione L’età dei regni
Zafir è un corsaro delle Sette Isole, capitano della liburna Serpente di Sabbia. Nei porti di Chrysepolis si dice di lui che imbarchi qualsiasi cosa, purché il pagamento sia abbastanza alto: carichi senza contrassegni che nessuno registra, passeggeri che preferiscono non lasciare il nome, e all’occorrenza la guerra di corsa per conto di chi paga.
Quando la storia comincia, il Serpente è ormeggiato su uno dei moli più poveri della capitale di Thalassar, senza bandiera, e carica in tutta fretta riso, spezie e barili muti. Il carico è troppo leggero per giustificare una partenza notturna: come tanti capitani delle Isole, Zafir si prepara a rispondere alla chiamata di Caelorn Varricus, che a Solthar paga chiunque sia disposto a colpire le navi thalassariane.
Aspetto
Zafir ha la pelle color bronzo, bruciata da anni di sole e di spruzzi salati. Porta pantaloni larghi di lino bianco, una fascia di seta rossa stretta in vita da cui pende una spada ricurva, e una casacca ricamata senza maniche che lascia nude le braccia, coperte di tatuaggi: onde, serpenti marini e lettere di un alfabeto che sul Continente nessuno sa leggere. La barba è nera, curata e lucida d’olio, e ha l’abitudine di accarezzarla quando riflette; alle dita porta anelli con pietre grezze di qualità mediocre, a giudizio di chi se ne intende.
Parla la lingua del Continente con l’accento musicale e strascicato delle Isole, giura «Per le Sette Tempeste!» e ha un sorriso pigro che può scomparire di colpo senza che il resto del volto cambi; quando ride, il suono ricorda monete versate sopra un tavolo.
Personalità
Zafir vive di ciò che sa vedere e di ciò che sa non chiedere. Mentre contratta ride e insulta, ma intanto studia le mani di chi gli sta davanti, il portamento, la direzione da cui è arrivato; un capitano che trasporta merci senza fare domande sopravvive, appunto, sapendo quali domande non pronunciare. Valuta le persone come valuta un carico, per quanto potrebbero rendere e per quanto potrebbero costargli, e non se ne vergogna.
Sulla sua nave l’autorità è sua e di nessun altro, e i titoli di terraferma non vi hanno corso. Protegge chi ha accolto a bordo dai propri uomini (minaccia di tagliare la mano a chi tocchi una passeggera senza permesso) e, nella frase successiva, si dice pronto a vendere quella stessa passeggera al primo porto se gli porterà guai. Per lui le due cose non si contraddicono: ciò che sta sotto il suo ponte è affar suo.
In battaglia è freddo. Non vede amici o nemici, ma distanze, occasioni e uomini da spendere, e non considera presa una nave finché i suoi difensori tengono le armi in pugno. Dei potenti ha un’opinione che sottoscriverei: sono i Re, i preti e i mercanti a decidere le guerre, e sono i rematori, i soldati e la gente come lui a pagarle. Il che, naturalmente, non gli impedisce di guadagnarci.
Prima degli eventi
Del luogo in cui è nato, della sua famiglia e di come sia arrivato al comando di una nave le mie fonti tacciono. Quando entra in scena possiede già il Serpente di Sabbia e un equipaggio di isolani dai capelli intrecciati e dai denti coperti d’oro che gli obbedisce senza discutere, e conosce abbastanza bene la reputazione dei Serakh da sapere che cosa fa Thalassar a chi tocca ciò che considera suo.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Una notte, sul molo, Zafir viene apostrofato da una serva che parla come uno scaricatore: è Draga, che con la principessa Thaleia Serakh in mantello da lavandaia cerca un passaggio verso Nord. Il capitano ride, la chiama «cornacchia» e accetta in pagamento un anello con uno smeraldo grosso quanto una noce; nel farlo copre con il pollice l’incisione quasi cancellata all’interno della fascia, che ha riconosciuto.
«Mi piaci, cornacchia. Hai fegato!»
Al largo cambia bandiera e scende in cabina con due uomini armati. Thaleia gli rivela chi è e mostra il sigillo dei Serakh. Zafir pensa prima al riscatto, poi al mercato degli schiavi di Caldor; la ragazza lo convince che Thalios Serakh lo farebbe impiccare come rapitore e che a Solthar, da Varricus, la sorella del nemico vale molto di più. Zafir accetta di mantenere la rotta, si tiene l’anello, restituisce il sigillo, fa consegnare a Draga il pugnale e chiude le due donne in cabina: fino al pagamento, dice, la principessa sarà il carico più costoso della sua stiva.
Qualche giorno dopo il Serpente si unisce ad altre tre navi corsare e Zafir guida l’assalto allo Spettro di Thalassar, un dromone della flotta reale. Le liburne evitano il rostro, spezzano i remi con una trave uncinata, accecano il timone con vasi di calce viva e abbordano dai fianchi e dalla poppa; il dromone viene preso e saccheggiato, i difensori uccisi fino all’ultimo, e la nave lasciata a bruciare. Quando Thaleia sale al cassero e gli ordina di fermare la strage, Zafir risponde:
«Non vedo una nave presa.» La voce di Zafir rimase bassa. «Vedo uomini armati che stanno ancora tentando di uccidere i miei.»
Lei gli afferra il braccio e lui la colpisce al volto con il dorso della mano: «Tu non ordini nulla su questa nave.» Draga si getta sul capitano, lo morde all’avambraccio e punta il coltello alla gola. Zafir le grida di fermarsi e, quando lei non si ferma, la trafigge sotto le costole quasi d’istinto. Per un istante fissa la lama come se fosse di un altro, poi ordina di portarla sotto coperta e tamponare la ferita. Subito dopo, furioso, trascina Thaleia per i capelli alla murata e la costringe a guardare il massacro, gridandole che Draga era «gente come noi»: comprata, spostata, usata. Da quella scena Thaleia esce convinta che le sue parole fossero in parte vere e in parte un modo di scaricare su di lei il sangue che aveva versato lui.
Voci correlate
- Serpente di Sabbia
- Corsari delle Sette Isole
- Sette Isole
- Isolani delle Sette Isole
- Liburna
- Scimitarra
- Thaleia Serakh
- Draga
- Othman
- Raskor
- Samir
- Hannon
- Euryale
- Spettro di Thalassar
- Dromone
- Thalios Serakh
- Caelorn Varricus
- Solthar
- Chrysepolis
