Lucius Aurelianus

Informazioni

CampoValore
SessoMaschio
TitoloSommo Pontefice
AffiliazioneChiesa del Silenzio
SedeCittadella Imperiale, Aeterna
AllievoTitus
Prima apparizioneL’età dei regni

Sua Santità Lucius Aurelianus è il Sommo Pontefice della Chiesa del Silenzio quando comincia questa storia. Da quarant’anni cerca di tenere insieme ciò che resta del Continente opponendo pergamene, ammonimenti e pazienza alle ambizioni dei Re: ha mediato tra sovrani incapaci di sedersi allo stesso tavolo senza portare una spada, ha rimandato invasioni, protetto regni deboli e ricucito accordi destinati a strapparsi pochi anni dopo. Non si considera un uomo forte, ma si è sempre considerato un uomo ostinato.

È vecchio e malato, e governa da una Cittadella Imperiale in gran parte vuota, dove i corridoi restituiscono soltanto l’eco del suo bastone. I Re lo rispettano poco e lo ascoltano meno; i prelati più ambiziosi lo accusano da anni di indecisione. Alle sue spalle cammina sempre Titus, il ragazzo che ha cresciuto e che tutti, lui compreso, considerano il suo successore.

Aspetto

Aurelianus è ancora alto, ma consumato, simile a una di quelle colonne del Palazzo che restano in piedi più per inerzia che per solidità. La schiena si è incurvata, le spalle sembrano troppo strette per le vesti, e cammina appoggiandosi a un bastone di legno scuro. I capelli, biondi in gioventù, sono ormai quasi bianchi, radi e pettinati all’indietro con cura; il volto è scavato da rughe profonde, gli occhi chiari sono stanchi ma vigili, come se cercassero continuamente qualcosa che temono di non trovare più.

Veste di nero, senza oro, gemme o ricami; soltanto una sottile fascia d’argento attorno alla vita indica il suo rango. Il grande cappello circolare della Chiesa gli sembra ogni anno più pesante, benché sia di stoffa. Nasconde la fatica per abitudine, non per orgoglio: ha passato la vita a celare paure, dubbi e stanchezza sotto il peso della dignità, finché persino camminare senza mostrare dolore è diventato una disciplina. Durante le udienze tiene la schiena dritta a fatica e stringe i braccioli del trono con entrambe le mani, quasi volesse impedire al proprio corpo di cedere.

Personalità

Aurelianus crede nel Silenzio, e a modo suo. Non lo intende come strumento di potere né come semplice promessa di salvezza, ma come un patto tra uomini: un limite sacro, una Legge superiore che impedisce al mondo di divorare se stesso ogni volta che un sovrano vuole nuove terre o un generale sogna di essere ricordato come conquistatore. Gli uomini scompaiono, la carne si consuma e anche i nomi si dimenticano; resta soltanto ciò che ciascuno ha costruito negli altri.

Sa bene che i Re vengono ai suoi concili per spiarsi e strappare concessioni, e continua a convocarli lo stesso, perché un trattato fragile salva più vite di una guerra onesta. Ha benedetto uomini che avrebbe preferito condannare e chiuso gli occhi davanti a compromessi che ancora lo tormentano, convinto che talvolta la pace chieda di scegliere ciò che causa meno sofferenze invece di ciò che è giusto. I suoi alloggi privati, in una delle ali più antiche della Cittadella, sono spogli come la cella di un monaco: scaffali di pergamene, un letto stretto, un tavolo, qualche immagine sacra.

Chi lo giudica dipende da dove guarda. Severian Corvus lo trova «troppo buono per quella sedia», ma almeno disposto ad ascoltare. Il logoteta Nikephoros sostiene che parli dell’Impero come se fosse soltanto addormentato e bastasse attendere il sovrano giusto per risvegliarlo. Cassio, che lo conosce soltanto da poche udienze e da qualche lettera pastorale, lo considera un uomo di carta, un debole che ha esitato troppo spesso, e però ammette che ha tentato di essere giusto, qualità diventata così rara ai vertici della Chiesa da sembrare una forma di coraggio. Io l’ho sempre immaginato come il vecchio custode di una biblioteca in fiamme, che sposta i volumi lontano dal fuoco e rimprovera con gentilezza chi continua a versare olio sul pavimento.

Prima degli eventi

Del giovane Aurelianus so soltanto che era biondo, il che non è molto per scriverne una vita. I suoi quarant’anni di mediazioni hanno attraversato la fine della Guerra Civile e i dodici anni dell’Armistizio, che ha difeso con tutte le forze che gli restavano. Quelle mani, dicono ad Aeterna, hanno benedetto bambini, sigillato condanne e firmato trattati tra uomini che si sarebbero volentieri sgozzati attorno allo stesso tavolo.

Accolse Titus quando era un orfano bambino, lo istruì, lo protesse e lo vide crescere tra i corridoi della Cittadella; gli insegnò la storia dell’Impero, le Leggi del Silenzio e il valore della misericordia. Per anni credette di riconoscere in lui chi avrebbe continuato la sua opera. Da tempo, però, ha capito che il ragazzo vuole per la Chiesa un ruolo molto diverso, e ha cominciato ad avere paura di lui.

Eventi nella saga

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