Titus

Informazioni

CampoValore
SessoMaschio
RuoloSacerdote, braccio destro del Sommo Pontefice
AffiliazioneChiesa del Silenzio
SedeCittadella Imperiale, Aeterna
MentoreLucius Aurelianus
Prima apparizioneL’età dei regni

Titus è un giovane sacerdote della Chiesa del Silenzio, cresciuto dentro la Cittadella Imperiale di Aeterna come pupillo di Lucius Aurelianus. Quando comincia questa storia non ha ancora un titolo che giustifichi il potere che esercita: cammina qualche passo dietro al vecchio Pontefice, non porta documenti, non offre il braccio, non ricorda gli impegni della giornata. È semplicemente lì, sempre, con le mani nascoste nelle maniche del saio nero. Nei corridoi della Cittadella tutti sanno che Aurelianus lo considera il proprio successore, e molti sospettano che governi già al suo posto.

Ad Aeterna il nome lo conoscono tutti, l’uomo pochi. È stato il bambino prodigio della Cittadella: orfano, accolto giovanissimo tra i sacerdoti, ha imparato le scritture, le leggi e l’arte del governo con una rapidità che parecchi hanno scambiato per un segno di benevolenza del Silenzio. Nelle sue omelie il Silenzio non è mai un rifugio per i fedeli. È ordine, disciplina e obbedienza; il Continente frammentato è una ferita aperta, i Regni un gregge senza pastore, le guerre il prodotto di troppe voci lasciate libere di contraddirsi.

Si dice che sia vicino a Thalios Serakh, Re di Thalassar. Quanto ci sia di vero non lo sa nessuno: le alleanze tra re e preti durano finché ciascuno crede di poter usare l’altro.

Aspetto

Titus è giovane, troppo giovane per il potere che già esercita e per lo spazio che si è ricavato nella Chiesa. Ha il volto affilato e sgradevole, irregolare e severo, segnato da un’espressione dura e arcigna, come se considerasse il sorriso una debolezza che non può concedersi. I capelli sono scuri e tagliati corti, le labbra sottili, gli occhi scuri e infossati: osservano ogni cosa senza compassione e senza lasciar trapelare inquietudine.

È magro e pallido, con le vene delle tempie più scure del normale, e ha l’aria di chi dorme poco e non ritiene necessario lamentarsene. Le mani sono lunghe, pallide e scarne, con le unghie corte, le nocche sottili e le punte delle dita macchiate d’inchiostro: mani che non hanno mai scavato una fossa, scrive di loro chi le ha guardate da vicino. Veste di lana nera, senza ricami né ornamenti, e non porta né anelli né bracciali, a differenza dei Cardinali che gli camminano intorno coperti d’oro.

Non ha la voce di un generale né il calore di un predicatore. Parla senza alzarla, e proprio per questo ogni sua frase suona come un ordine già trasformato in legge.

Personalità

Titus non dubita abbastanza. È il giudizio di chi lo conosce meglio, e regge. Davanti a una decisione sceglie le parole con la cura di un chirurgo che cerca il punto in cui incidere; quando propone una soluzione ha già predisposto uomini, denaro e piani per metterla in pratica, qualunque risposta riceva. Per lui la pace non è uno stato naturale del mondo: è soltanto una pausa all’interno di un unico, lungo conflitto, e il compito degli uomini giusti è allungarla. Quanto al Silenzio, Titus non crede che guidi gli uomini. Interrogato dal suo maestro su che cosa faccia allora, risponde con una parola sola:

«Seleziona.»

Sopravvive ciò che è abbastanza forte da restare in piedi e da non farsi dimenticare; il resto lo consuma il tempo, quali che fossero le intenzioni di chi l’aveva costruito. Considera i Re deboli, egoisti e divisi, non si fida dei trattati, delle promesse o della bontà degli uomini, e crede in un ordine imposto da chi sia abbastanza forte da decidere per tutti. Non ama il caos: lo trova informe e disgustoso come la carne aperta di una ferita. Ma una ferita, pensa, si può suturare, purché si abbia una mano ferma e la disponibilità a ignorare le urla del paziente.

Non è come i preti grassi del Mercato della Memoria, che vendono un’iscrizione per pagarsi il vino o una veste nuova: quelli almeno si capiscono. Titus non porta gioielli, dice di disprezzare l’oro e lo vuole soltanto perché paga mura, soldati e granai, e crede davvero che ogni moneta sottratta e ogni nome registrato servano a impedire al Continente di crollare. È questo a renderlo pericoloso. Non beve, non ride, non va a puttane: un uomo senza vizi della carne, e gli uomini così riversano di solito tutta la propria lussuria nel controllo. Ho conosciuto ladri che si potevano comprare e ufficiali che si potevano ubriacare. Titus no. Un fanatico convinto di salvarti continua a stringerti la gola anche mentre gli spieghi che non riesci a respirare.

Non si considera crudele. Si considera l’uomo disposto a portare il peso che gli altri rifiutano, e sa distribuirlo: tiene per sé la decisione e il calcolo, affida ad altri l’esecuzione. La sua arte migliore è costruire situazioni in cui l’obbedienza sembri all’interlocutore l’unica scelta moralmente sopportabile.

Prima degli eventi

Del luogo in cui è nato e della sua famiglia non so nulla, e a giudicare da come ne parlano i preti non lo sa nessuno. Si sa che era orfano e che Lucius Aurelianus lo accolse quando era ancora un bambino, lo istruì, lo protesse e lo vide crescere tra i corridoi della Cittadella. Gli insegnò la storia dell’Impero, le Leggi del Silenzio e il valore della misericordia; per anni credette di riconoscere in lui l’uomo capace di continuare la propria opera. Delle tre cose, Titus ne imparò due.

In pochi anni è diventato una delle figure più influenti della Chiesa. Le frange più rigide, che da tempo accusano Aurelianus di indecisione, vedono in lui l’uomo capace di sostituire le suppliche con le condanne, le pergamene con le spade e la predicazione con la penitenza. Il vecchio Pontefice, dal canto suo, ha cominciato a temere quel ragazzo che parla «già da un tempo futuro» e che, quando nomina la volontà del Silenzio, sembra distinguerla sempre meno dalla propria. Tra gli uomini che lo seguono nell’ombra ci sono anche i preti armati dell’Ordine dei Silenti.

Eventi nella saga

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