Guerra Civile
Informazioni
Campo Valore Inizio Morte dell’ultimo Imperatore, circa centotrentatré anni prima della vicenda Fine Armistizio, dodici anni prima della vicenda Durata Circa centoventi anni Luogo Tutto il Continente Esito Fine dell’Impero; il Continente diviso fra i Regni Episodi noti Sigillatura di Umbra, Distruzione di Kasm Prima apparizione L’età dei regni
Nel Continente si chiama Guerra Civile, al singolare e con la maiuscola, tutto ciò che accadde fra la morte dell’ultimo Imperatore, circa centotrentatré anni fa, e i trattati dell’Armistizio, dodici anni fa. Fu la guerra che distrusse l’Impero e da cui uscirono i Regni che oggi si contendono le sue spoglie. Nessuno dei vivi ne ha visto l’inizio; molti ne hanno visto la fine, e qualcuno, come me, ha l’impressione di vederla ricominciare.
Che sia stata davvero una guerra sola, lunga più di un secolo, ne dubito. Un secolo di guerra continua non lo regge nessuno, nemmeno i Re. Credo piuttosto che la parola copra un secolo di guerre grandi e piccole, tregue, tradimenti e campagne contro il vicino, e che qualcuno a un certo punto abbia deciso di raccoglierle sotto un nome solo perché suonava meglio negli Annali. Anche chi racconta le ferite di Vindelia parla di «guerre civili», al plurale.
Il nome, comunque, è quello giusto. Contro i barbari si combatte per difendere il confine; nella Guerra Civile gli uomini del Continente combatterono gli uni contro gli altri per l’eredità di un morto.
Antefatti
L’ultimo Imperatore morì senza che nessuno potesse succedergli: con lui si estinse la Gens Imperiale, e la notizia impiegò tempo a raggiungere tutte le province (vedi Morte dell’ultimo Imperatore). Il trono della Sala del Trono di Aeterna è vuoto da allora. Quello che venne dopo lo raccontano le rovine meglio delle cronache: un Impero senza testa e molti pretendenti al trono.
Svolgimento
Delle battaglie della Guerra Civile so poco, e quel poco lo so dalle pietre. Ad Aeterna le statue degli Imperatori che ornavano gli archi trionfali furono abbattute, e molte altre lungo le strade decapitate; le gemme del trono imperiale furono strappate via, e intere sezioni delle mura della Cittadella Imperiale portano ancora i segni degli incendi. La città, che un tempo aveva tre milioni di abitanti, si svuotò come per una lenta malattia: la gente fuggì, morì di fame o andò a farsi ammazzare come mercenaria per i nuovi Re. Le campagne intorno si spopolarono, i campi tornarono palude, e oggi Aeterna importa buona parte del grano che mangia.
Nei primi giorni della guerra, quando l’estinzione della Gens Imperiale non era ancora nota dappertutto, Umbra fu sigillata e consegnata alla Foresta (vedi Sigillatura di Umbra). Nel secolo successivo Re, mercanti e studiosi mandarono spedizioni a cercarla, e nessuna tornò con qualcosa degno di nota.
Intanto le terre dell’Impero diventavano Regni. Le culture nate dalle stesse radici imperiali presero strade sempre più lontane: oggi i sovrani si vestono, combattono e governano in modi diversi, e per generazioni il vecchio stendardo imperiale ha rappresentato il vincolo fra loro. A Vindelia le guerre civili, insieme alle Decime, consumarono il peso politico ed economico di uno dei granai del Continente.
Gli ultimi anni furono i più sporchi, o forse sono soltanto quelli che ricordiamo meglio. Si combatteva anche per i confini di qualche pascolo: il padre di Valeri, un Duce di Valdoran, fu ucciso alle spalle da uomini del Nord, suoi vicini, per una disputa di questo genere. Quindici anni fa, quando la guerra stava per finire, eserciti nemici fra loro trovarono il tempo di unirsi sotto un’unica bandiera per cancellare il regno neutrale di Kasm (vedi Distruzione di Kasm).
Conseguenze
L’ultima grande campagna si chiuse quindici anni fa con la Distruzione di Kasm; seguirono tre anni di tregue, scaramucce e ambasciate, in cui le armate restarono accampate e nessuno firmò niente. La Guerra Civile finì davvero dodici anni fa con i trattati dell’Armistizio: basta guerre fra i regni civili, più terre a Valdoran per difendere il Limes, il tributo della Sacra Missione. Da allora i Re si incontrano di rado nella Sala del Trono, ognuno sotto il seggio vuoto dell’Imperatore, e il Pontefice Lucius Aurelianus passa i suoi anni a ricordare a tutti che cosa li aspetterebbe se ricominciassero.
L’Impero, intanto, è morto senza che nessuno lo dichiarasse. Le sue strade, i suoi acquedotti e le sue fortezze restano in piedi, o quasi, e i Regni continuano ad abitarci dentro senza avere più né le conoscenze né il denaro per ripararli. La Chiesa del Silenzio occupa la Cittadella e ripete di custodire tutto per il futuro Imperatore. Io ho ancora una gran voglia di sapere chi glielo abbia promesso.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La paura del ritorno. Al concilio di Aeterna Lucius Aurelianus osserva che non si vedevano tanti Re riuniti dalla fine della Guerra Civile, e quando Thalios e Varricus si azzuffano li rimprovera di strappare «i trattati che da dodici anni ci tengono lontani da un’altra Guerra Civile».
Il ritorno. Dopo la morte di Aurelianus il Continente ricade nelle vecchie abitudini: Thalassar marcia su Keshar, Solthar compra mercenari e capitani delle Isole, Caldor guarda i granai del vicino e Valdoran muore da sola sul Tauria. Io, nel mio fascicolo da Aeterna, l’ho scritto così: «Io la chiamo con il suo nome: Guerra Civile. Sta ricominciando.» Lo Scisma e il Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue mi hanno dato ragione prima di quanto sperassi.
Kasm. Nella tenda sul Tauria Thyrrus mostra a Valeri che cosa accadde davvero a Kasm durante la Guerra Civile, e che cosa vide suo padre (vedi Distruzione di Kasm).
