Condotti di Umbra
Informazioni
Campo Valore Tipo Rete di condutture imperiali Posizione Città di Umbra, Grande Cupola Materiali Cristallo, vetro, bronzo, ferro Costruiti da l’Impero Parte di Ars Regia Prima apparizione L’età dei regni
I Condotti di Umbra sono le condutture che coprono le facciate della Città di Umbra e convergono verso la Grande Cupola. Fuori dalla Foresta nessuno ne aveva mai sentito parlare: le leggende sulla città imperiale parlano di statue, archivi e laboratori, non di tubi. Gli imperiali, del resto, di condotti se ne intendevano. Gli acquedotti di Aeterna attraversano ancora i quartieri vuoti con file di arcate alte quanto torri, in piedi dopo un secolo di abbandono; i condotti di Umbra, a quanto pare, non hanno mai trasportato acqua.
Che cosa trasportassero lo racconto nei riquadri. È una delle cose che preferirei non aver saputo.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Una seconda architettura. Oltre l’arco d’ingresso, migliaia di condutture di cristallo traslucido corrono lungo le facciate: alcune sottili come dita, altre spesse come tronchi, seguono linee rigorose, attraversano archi e fregi, salgono lungo le torri e passano da un edificio all’altro su ponti trasparenti, come rampicanti cresciuti secondo una geometria senza errori. Dentro scorre lentamente una sostanza argentata dai riflessi azzurri, troppo densa per essere acqua e troppo coerente per essere vapore, che in certi punti risale contro la pendenza e forma piccoli vortici. A ogni pulsazione un ronzio profondo attraversa le strade ed entra nei denti, nella spina dorsale, nelle ossa. Più ci si avvicina al centro, più i condotti si ingrossano e si intrecciano in fasci sopra le strade, finché penetrano nelle pareti della Cupola come radici nella terra. Le strade restano libere soltanto al centro, l’unico spazio che le condutture non attraversano.
Le ipotesi. Il botanico Elian li paragona ad arterie che portano il sangue: «Guardate il movimento: qualcosa lo spinge.» Lysandros confronta i fasci con i diagrammi recuperati a Thalmyra, dove certi simboli compaiono accanto ai Monumenta più antichi, e pronuncia per la prima volta il nome di Ars Regia. Pensa che nei condotti scorra ciò che i testi anteriori al Silenzio chiamano pneuma: «Il soffio», precisa, non l’anima intera. Se i Monumenta fossero i nodi di questa rete e una parte dell’eco dei morti venisse condotta fin lì, Umbra non conserverebbe soltanto libri, ma una parte del soffio di chiunque abbia avuto un Monumentum. «È soltanto un’ipotesi, ovviamente», risponde a Cornelius.
Le scariche. Il metallo non va d’accordo con i condotti. Un mercenario fascia di stoffa l’impugnatura della spada per non prendere la scossa; quando Arbazer sguaina la lama, piccoli archi di luce corrono dal ferro alle condutture e gli risalgono il braccio, finché non la lascia cadere.
Elian. Quando la Sfera del mondo si agita per ciò che accade a Keshar, il liquido accelera, i condotti si gonfiano o si svuotano di colpo e il ronzio diventa un lamento, come migliaia di voci costrette a respirare dalla stessa gola. Un giunto esplode sopra un portico e un getto argentato investe Elian: il suo corpo diventa trasparente, poi luce, poi nebbia, che il marmo assorbe e manda in un condotto. Una nuova pulsazione attraversa la rete. Umbra non lo ha ucciso: lo ha assorbito. Lo stesso accade a Doros e a due mercenari. Sui gradini Cornelius indica i condotti: «Sono là dentro, li sento.»
Voci correlate
- Ars Regia
- Grande Cupola
- Città di Umbra
- Camera Primaria
- Traslazione
- Monumenta
- Pneuma
- Nodus Urbis Aeternae
- Diga
- Elian
