Lysandros

Informazioni

CampoValore
SessoMaschio
RuoloStudioso e traduttore
CompetenzeLingua imperiale, dialetti sacerdotali, storia di Umbra
AffiliazioneAccademia di Thalmyra
RegnoSolthar
ResidenzaThalmyra
MentoreAvernus
Prima apparizioneL’età dei regni

Lysandros è un giovanissimo studioso dell’Accademia di Thalmyra, la più grande scuola del Continente, che domina dall’alto la città costiera di Thalmyra, in Solthar. Traduce testi che pochi altri sanno ancora leggere, corregge le traduzioni dei maestri con una sicurezza che i maestri gli perdonano a fatica e passa le notti in biblioteca quando gli altri dormono. Da anni ha un’ossessione sola: Umbra, il complesso imperiale sepolto nel cuore della Foresta di Umbra, dal quale nessuno è mai tornato.

Ai piani alti dell’Accademia lo considerano un talento raro; tra i compagni passa per arrogante, ossessivo e incapace di parlare d’altro che di manoscritti. Entrambe le cose sono vere, e lui stesso lo sospetta.

Ho conosciuto parecchi giovani convinti di avere ragione contro il mondo. Di solito il mondo li corregge in fretta, e senza troppa gentilezza. Lysandros è il genere di ragazzo a cui il mondo ha deciso di dare ragione nel modo peggiore.

Aspetto

Lysandros è alto e molto magro, con il corpo di chi ha passato la vita tra biblioteche, corridoi e torri di osservazione. Le spalle gli si incurvano dopo le lunghe ore sui tavoli e le dita portano macchie d’inchiostro che nessun lavaggio riesce a togliere del tutto; il volto pallido è scavato da troppe notti insonni. Ha occhi verdi, rari tra la gente di Solthar, che alla luce delle candele sembrano ancora più chiari e prendono quella brillantezza febbrile che soltanto la stanchezza e l’entusiasmo, messi insieme, sanno produrre.

Porta una barba rada sul mento e su parte delle guance e si rifiuta di tagliarla, convinto che gli dia un’aria autorevole. In realtà lo fa sembrare un ragazzo che si sforza disperatamente di apparire più vecchio. Non sopporta che gli si ricordi la sua età.

Personalità

Lysandros cerca nei libri i dettagli più che le grandi verità. È convinto che la storia non stia nelle proclamazioni degli Imperatori, ma nelle note ai margini, nei conti sbagliati e nelle frasi che gli scribi hanno ritenuto troppo insignificanti per cancellarle: una preghiera che rivela il nome antico di una città, una lista di offerte che dice quali animali si allevassero in una regione, il prezzo del sale che racconta una carestia meglio di molte cronache. Per la stessa ragione lo commuove l’idea dell’Archivio imperiale, che teneva una riga per ogni contadino, ogni tessitrice, ogni bambino morto troppo presto.

Ritiene che l’età di un uomo vada misurata nel sapere accumulato e non negli anni vissuti, e sa già più di molti studiosi con la barba lunga e i titoli altisonanti; lo sa e non lo nasconde. Sotto l’arroganza, però, c’è un’insicurezza che cerca di coprire da quando era bambino: teme di apparire troppo giovane, di parlare nel modo sbagliato, di mostrare troppo entusiasmo. Di giorno la biblioteca appartiene ai maestri; di notte è il suo regno, perché i libri non si offendono quando vengono contraddetti e non ridono della sua barba.

Di politica si interessa poco. Le contese tra i Regni gli sembrano la prova che gli uomini non sanno riconoscere ciò che potrebbe unirli; sa, in fondo, che la conoscenza è potere e che nessun Re vuole un potere che appartenga a tutti, ma preferisce non pensarci. Il suo coraggio è difficile da separare dall’incoscienza: non lascia che la paura decida per lui, e considera accettabile quasi ogni rischio quando la posta è una verità abbastanza grande. Quello che non ha ancora imparato è che il rischio, di solito, lo corrono anche altri.

Prima degli eventi

Lysandros viene da una famiglia povera. Avernus, oggi capo del Consiglio, lo accolse all’Accademia quando era un bambino magro, con pochi abiti strappati, che seguiva le lezioni da fuori, attraverso le vetrate affacciate sulla strada. Crebbe tra gli scaffali: dormiva in biblioteca, litigava con i maestri e si consumava gli occhi su alfabeti che nessun allievo della sua età avrebbe dovuto capire. Entrò nell’Accademia prima di molti altri, completò gli studi con risultati eccellenti e ottenne il permesso di consultare alcuni fondi riservati quando i coetanei copiavano ancora testi elementari. Avernus tentò per anni di insegnargli che il sapere richiede pazienza; non riuscì mai a insegnargli quando fermarsi.

Da anni raccoglie ogni riferimento a Umbra. Le mappe antiche mostrano dentro la Foresta una rete di strade e stazioni di posta attorno a un complesso chiamato con nomi diversi: Grande Archivio, Casa della Memoria, Deposito Imperiale, o semplicemente Umbra. Vi confluivano le copie dei documenti di ogni provincia: nascite e morti, cittadinanze, giuramenti, sentenze, testamenti, trattati, cronache. Dopo la morte dell’ultimo Imperatore le strade scomparvero e la Foresta inghiottì tutto; nel secolo seguente Re, mercanti e studiosi mandarono spedizioni, dalle più modeste alle compagnie armate con muli e provviste per mesi, e chi entrò davvero non tornò. Lysandros conosce i nomi dei comandanti, il numero degli uomini e perfino il grano caricato sui carri. Le spiegazioni dei suoi colleghi (paludi, vegetazione, strade perdute) non lo hanno mai convinto: una foresta può uccidere uomini inesperti, non far sparire eserciti interi. Gli manca soltanto ciò che leghi la fine dell’Impero alla scomparsa dell’Archivio: una causa, un ordine, una volontà.

Eventi nella saga

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