Avernus
Informazioni
Campo Valore Sesso Maschio Titolo Maestro Carica Capo del Consiglio dell’Accademia di Thalmyra Affiliazione Accademia di Thalmyra Regno Solthar Residenza Thalmyra Allievo Lysandros Prima apparizione L’età dei regni
Avernus è il capo del Consiglio dell’Accademia di Thalmyra, gli otto maestri che governano la più grande scuola del Continente, e il più anziano di loro. Siede al centro della grande tavola di quercia nella Sala dei Dotti e, quando alza una mano, le discussioni si spengono.
È anche l’uomo che, molti anni fa, accolse all’Accademia un bambino povero che seguiva le lezioni da fuori, attraverso le vetrate sulla strada: Lysandros. Da allora lo ha visto crescere tra gli scaffali con un affetto che non dichiara e una preoccupazione che non riesce a nascondere.
Aspetto
Ha la schiena, un tempo dritta, incurvata dagli anni, ma il volto conserva una severità capace di zittire anche i maestri più arroganti. Porta una lunga barba bianca, legata vicino alla punta con un sottile filo d’argento, e ha occhi grigi che Lysandros non è mai riuscito a ingannare.
Personalità
Avernus non crede che il sapere sia innocente. Distingue con cura ciò che un documento è da ciò che dice: una pergamena può essere autentica e mentire lo stesso, perché gli uomini «non hanno sempre bisogno di una buona ragione per mentire». Conosce anche il peso politico della conoscenza, e lo dice senza giri di parole:
«Una pergamena può provocare più morti di una spada, se contiene le parole giuste.»
È un uomo pratico più che un idealista. Quando una cosa non si può impedire, preferisce controllarla; quando un vantaggio capita a Solthar, non lo spreca. Con Lysandros alterna la durezza del maestro a qualcosa di molto simile all’amore di un padre: per anni ha cercato di insegnargli che il sapere richiede pazienza, e non è mai riuscito a insegnargli quando fermarsi. Che questa prudenza sia saggezza o soltanto un modo elegante di servire il Re, non saprei dirlo. Probabilmente entrambe le cose; nei palazzi di Thalmyra le due cose dormono nello stesso letto.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Avernus presiede l’udienza in cui Lysandros presenta la pergamena trovata nella rilegatura di un trattato di botanica, la testimonianza di un custode fuggito da Umbra. Ha già fatto verificare tutto: Philon ha esaminato le fibre, Cornelius ha confrontato la grafia con i registri degli ultimi anni imperiali, gli alchimisti hanno analizzato l’inchiostro. Il documento appartiene davvero all’epoca che dichiara; ma il contenuto, avverte, resta da dimostrare.
Prima ancora di discutere una spedizione impone il segreto. Se la notizia uscisse, Solthar verrebbe accusata di reclamare un’eredità di tutto l’Impero, Thalassar manderebbe le sue legioni, la Chiesa del Silenzio rivendicherebbe l’autorità sui registri della Memoria, Caldor pretenderebbe le sezioni occidentali della Foresta, e i Re più prudenti manderebbero a Thalmyra spie e assassini. A Lysandros, che dice di comprendere, risponde: «No. Tu lo immagini, Lysandros. Non è la stessa cosa.»
Poi gli pone la sola domanda che conti: se il Consiglio glielo proibisse, rinuncerebbe? Il ragazzo risponde di no. «Questo non è coraggio», dice Avernus. «È arroganza, è follia!» E tuttavia ne trae la conclusione opposta a quella di Phocas: se non possono impedirgli di partire, possono almeno evitare che muoia prima di raggiungere la Foresta. Propone che l’Accademia non si limiti a finanziare la spedizione, ma ne assuma il controllo, perché Solthar possiede un vantaggio che potrebbe non durare. Si incarica di parlare di persona con Caelorn Varricus e di spiegargli che cosa ci guadagnerebbe il Regno. Quando Lysandros chiede che i materiali vengano preservati, risponde «Naturalmente», e non promette che saranno condivisi.
Fissa le regole della Spedizione di Lysandros a Umbra: studiosi volontari che giurano il segreto, mercenari assunti fuori Thalmyra, la vera meta nascosta anche all’interno dell’Accademia. Affida a Lysandros testi e mappe e a Cornelius l’itinerario, ma nega al ragazzo il comando: ha appena dimostrato di non avere il giudizio necessario per decidere quando ritirarsi. Accetta che, in caso di fallimento, nessun registro colleghi la missione a Umbra. Davanti al sì di Lysandros prova il rispetto amaro di chi ammira una determinazione che avrebbe preferito non vedere, e lo congeda con due frasi:
«Ricorda che la conoscenza non rende meno grave la morte di chi la insegue.»
«Non promettere ciò che la Foresta potrebbe impedirti di mantenere.»
Mesi dopo, sui gradini della Grande Cupola, con quattro compagni appena scomparsi alle spalle, Lysandros ricorda quelle parole e sa che ognuna di quelle vite pesa su di lui.
