Foresta di Umbra

Informazioni

CampoValore
TipoForesta
PosizioneCuore geografico del Continente
Confina conSolthar, Ferrata
Al suo internoCittà di Umbra, Grande Archivio di Umbra
Prima apparizioneL’età dei regni

La Foresta di Umbra occupa il cuore geografico del Continente. Nelle carte recenti è una vasta macchia scura, senza strade, città o confini disegnati; nelle carte antiche, invece, al suo interno corre una rete di vie, stazioni di posta e insediamenti disposti attorno a un complesso che i cartografi chiamavano in modi diversi: Grande Archivio, Casa della Memoria, Deposito Imperiale o, più semplicemente, Umbra. Le sue propaggini toccano il piccolo regno costiero di Solthar e il confine frastagliato di Ferrata, che corre fra le terre di Aeterna, quelle di Solthar e gli alberi; sulle sue sezioni occidentali, dicono all’Accademia, avrebbe da ridire anche Caldor.

Ai tempi dell’Impero il nome evocava la memoria e il sapere. Oggi evoca soltanto la morte: Umbra è il luogo dal quale nessuno torna. Quando i Re discutono di eserciti e di strade, la Foresta non viene neppure presa in considerazione. A un concilio di Aeterna, Re Varricus di Solthar lo disse senza bisogno di spiegarlo:

«Da Umbra nessuno è tanto pazzo da passare.»

Descrizione

Chi ci è stato vicino la descrive allo stesso modo. Gli alberi sono alti quanto torri e crescono tanto fitti che le fronde si intrecciano in una sola volta verde; la luce vi entra in pochi punti e si perde subito in una penombra verdastra. Il vento che attraversa i campi muore esattamente dove cominciano i tronchi, e le foglie del margine restano immobili anche quando l’erba davanti a loro si piega. Non si sentono uccelli, insetti o animali. Io ho passato alcune settimane al limitare, a scaricare casse per una spedizione di Solthar, e posso dire soltanto questo: è un silenzio tanto perfetto che dopo qualche minuto cominci a desiderare di sentire qualunque cosa, persino un uomo che urla. Non sono mai andato oltre la linea d’ombra, grazie al Silenzio.

Gli ultimi segni della strada imperiale si perdono molto prima degli alberi. Le pietre miliari sono sparite o rovesciate nei fossati, coperte di licheni fino a renderne illeggibile l’iscrizione.

Storia e dicerie

Nel secolo che seguì la morte dell’ultimo Imperatore, Re, mercanti e studiosi mandarono nella Foresta decine di spedizioni: le più modeste di pochi esploratori, le più ambiziose di intere compagnie armate, con guide, animali da soma, provviste per mesi e carri vuoti per i documenti da recuperare. Alcuni tornarono indietro prima ancora di arrivare al margine. Quelli che entrarono scomparvero, senza corpi e senza superstiti. Gli archivi dell’Accademia di Thalmyra ricordano l’ultima spedizione di Aeterna (centoventi soldati, venti muli, viveri per quattro mesi), quella dei mercanti di Thalassar, che aveva reclutato guide nate ai confini della Foresta, e l’ultima missione dell’Accademia di Caldor, con astronomi, guaritori e uomini addestrati a sopravvivere nelle paludi. Nessuno ne ha più saputo nulla.

Le spiegazioni si contraddicono, come sempre quando nessuno torna a correggerle. Si dice che la Foresta sia infestata da animali deformi e da malattie sconosciute; c’è chi parla di tribù discese dagli antichi custodi dell’Archivio, inselvatichite da un secolo di isolamento. I preti sostengono che il luogo sia stato abbandonato dal Silenzio e che chi vi entra venga cancellato dalla vita e anche dalla Memoria. I dotti dell’Accademia preferiscono paludi, vegetazione impenetrabile ed errori di orientamento: una foresta, rispondono gli scettici, può uccidere uomini inesperti, ma non far sparire interi eserciti.

Nei villaggi del margine la paura è diventata commercio. Nelle taverne espongono una fibbia trovata accanto agli alberi, un elmo spaccato senza tracce di sangue, una tavoletta coperta di segni che nessuno sa leggere, e chiedono una moneta a chi vuole toccarli. I vecchi mercenari, davanti al fuoco, giurano di aver sentito volpi ridere dei loro peccati, orsi parlare come sacerdoti e cervi bianchi salutare i viandanti con voce umana. Un uomo di uno di quei villaggi mi raccontò che il fratello, entrato con una spedizione molti anni prima, lo aveva chiamato dagli alberi tre notti dopo, con la voce che aveva da bambino. Non gli rispose. È ancora vivo, quindi suppongo abbia fatto bene.

Forse la Foresta protegge il suo segreto dagli uomini. O forse protegge gli uomini da ciò che c’è dentro.

Eventi nella saga

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