Accademia di Thalmyra

Informazioni

CampoValore
TipoScuola, biblioteca e osservatorio
LuogoThalmyra, Solthar
FondazioneEpoca imperiale
GovernoConsiglio dell’Accademia di Thalmyra
Capo del ConsiglioAvernus
ProtettoreIl Re di Solthar, Caelorn Varricus
Luoghi interniSala dei Dotti, la grande biblioteca, il cortile delle dispute, la portineria
Prima apparizioneL’età dei regni

L’Accademia di Thalmyra è la più grande Accademia del Continente, e la ragione per cui Thalmyra è chiamata la Lanterna. Sorge in cima alle colline sulle quali la città scende verso il mare, sull’orlo dello sperone che dal lato di levante cade a picco sul mare aperto: per questo, nelle notti di levante, nelle sale più basse si sentono le onde battere contro le fondamenta, anche se dalle finestre il porto sembra lontanissimo: una foresta di torri, cupole e passerelle di pietra che, dice un mio appunto, sembrano voler infilzare il cielo per costringerlo a rivelare i propri segreti. Esisteva già in epoca imperiale e, mentre quasi ogni altra istituzione si disfaceva dopo la morte dell’ultimo Imperatore, i dotti di Solthar continuarono ad accumulare libri, costruire torri e discutere sul significato di parole che nessuno usava più.

Con il tempo è diventata più importante della città che la ospita. È governata da un Consiglio di maestri, il Consiglio dell’Accademia di Thalmyra, ma come ricorda uno di loro «L’Accademia esiste sotto la protezione del Re». Vi studiano, dicono, anche i migliori sacerdoti del Silenzio, che poi tornano ad Aeterna a spiegarci quanto sia pericoloso il sapere.

Descrizione

Alcune torri sono tanto sottili da sembrare sul punto di spezzarsi al primo vento; altre hanno osservatori di rame, balconi sospesi e grandi finestre colorate che di notte restano illuminate fino all’alba. I marinai usano quelle luci per orientarsi lungo la costa e giurano che, anche durante le tempeste più violente, almeno una lampada dell’Accademia rimanga sempre accesa. Nel campanile nidificano le civette.

La grande biblioteca. La sala più grande è una biblioteca di scaffali di legno scuro tanto alti da sembrare sul punto di toccare le vetrate che occupano la parte superiore delle pareti. Le vetrate, ornate di smalti azzurri, rossi e dorati, raffigurano sapienti, navigatori e antichi legislatori nell’atto di consegnare libri alle generazioni future. Sui ripiani stanno codici rilegati in cuoio, rotoli di pergamena, tavolette cerate in custodie di legno e manoscritti tanto fragili da essere avvolti in tele trattate con olii protettivi. Le sale sono così grandi che intere abitazioni potrebbero stare tra uno scaffale e l’altro; scale a pioli scorrono su guide lungo le pareti, passerelle collegano i piani superiori e reti tese sotto i soffitti impediscono ai volumi caduti di spaccare la testa agli allievi (pare che l’ultima precauzione sia stata introdotta dopo la morte di un maestro di retorica, ucciso da un dizionario). I libri più preziosi sono legati agli scaffali con catenelle di bronzo. Sul Continente tutti considerano questa biblioteca la più vasta costruzione dedicata al sapere mai creata dall’uomo. Contiene più libri di quanti un uomo potrebbe leggerne in una vita.

Di giorno la biblioteca appartiene ai maestri, agli studenti, agli archivisti e ai funzionari venuti a consultare registri; di notte gli inservienti chiudono le porte principali, spengono i bracieri e lasciano accese poche candele lungo il corridoio centrale, mentre una guardia fa il suo giro nei piani inferiori. Il silenzio, là dentro, è così rumoroso da far fischiare le orecchie, e l’aria sa di muffa, cera, colla, cuoio e carta vecchia. Gli studiosi la chiamano profumo della conoscenza. Io la chiamerei cantina.

La Sala dei Dotti. Nella parte più antica dell’edificio si trova la sala dove si riunisce il Consiglio: vasta e severa, con le pareti rivestite di scaffali chiusi da grate di bronzo, dentro i quali si custodiscono i testi che nessun allievo può consultare senza l’autorizzazione di uno studioso anziano. Sopra le grate corrono fregi scolpiti e busti di marmo con i nomi dei maestri più illustri di Solthar; il soffitto a volta è dipinto con le costellazioni secondo le mappe degli astronomi imperiali. Le grandi vetrate orientali lasciano entrare la luce del mattino sulla tavola di quercia attorno alla quale siedono i maestri, e da lontano si sente il rumore delle onde contro le fondamenta.

Il resto. L’Accademia ha dormitori per gli allievi, teche di rapaci impagliati per i naturalisti, porte secondarie da cui entrano i servi e la legna, edifici amministrativi con porte laterali e, sotto le aule, centinaia di copisti pagati a riga. Nel cortile, ogni pomeriggio, gli studenti tengono le loro dispute: uno sostiene una tesi, l’altro la smonta, un maestro seduto su uno sgabello decide chi abbia ragione, e chi perde paga il vino a tutti. Nella portineria, accanto alla porta principale, c’è un quadro di legno pieno di ganci: lo studioso che parte per un viaggio lascia lì la propria chiave, con una targhetta di legno che porta il suo nome, e la riprende quando torna. È un’usanza vecchia quanto l’edificio.

Studi e studiosi

Nell’Accademia lavorano storici, filosofi, cartografi, astronomi, giuristi esperti di diritto imperiale, botanici, naturalisti, alchimisti, studiosi d’arte imperiale ed esperti delle religioni anteriori al Silenzio, oltre a traduttori capaci di leggere dialetti sacerdotali scomparsi e la lingua tarda degli archivisti imperiali. I maestri del Consiglio portano sulle tuniche scure i simboli delle loro discipline: un compasso per i cartografi, una bilancia per i giuristi, una stella per gli astronomi, una lampada per i custodi della memoria. Gli astronomi di Solthar calcolano il movimento delle stelle con una precisione sconosciuta agli altri Regni, e i geografi di Thalmyra discutono da sempre se l’Oceano sia il limite del mondo.

Gli allievi ricevono un piccolo sigillo d’osso il giorno dell’ammissione ufficiale. Alcuni, i più dotati, ottengono presto il permesso di consultare fondi riservati. Gli uomini dell’Accademia sostengono che il sapere sia il modo più puro per avvicinarsi al Silenzio, perché soltanto comprendendo il mondo si può lasciare una Memoria degna di sopravvivere. Preferiscono una pergamena a una buona cena, una mappa a una donna e una disputa grammaticale a una serata a bere. Un copista mi ha detto che ci vogliono due anni per riprodurre un volume, e che lo leggeranno forse in tre.

Non è l’unica Accademia del Continente: ne esiste una anche a Caldor, che in passato ha mandato una propria missione nella Foresta. Ma è la più grande, e lo sanno tutti, a cominciare dai suoi maestri.

L’Accademia e la città

Tutto, a Thalmyra, ruota attorno all’Accademia: locandieri, conciatori, vetrai, falegnami, copisti, e i contrabbandieri che fanno entrare manoscritti rubati e reliquie imperiali. Anche la Chiesa ha i suoi interessi qui, perché il suo oro dorme nelle banche della città e i suoi sacerdoti migliori vengono a studiare in queste aule. Nei quartieri universitari le dita macchiate d’inchiostro sono un segno di rango.

Un soldato folle può uccidere gli uomini che ha davanti; uno studioso folle, ho scritto una volta, può leggere una frase scritta mille anni fa e provare a convincerti che migliaia di persone debbano morire per dimostrare che è vera. Lo penso ancora.

Eventi nella saga

«Il primo desidera soltanto i miei soldi. Il secondo potrebbe aprire una porta che qualcuno, secoli fa, ha chiuso per una buona ragione.»

Voci correlate