Schiavitù
Informazioni
Campo Valore Tipo Istituzione comune a tutto il Continente Dove Valdoran, Thalassar, Caldor, Aeterna, le Sette Isole, il Barbaricum Fonti di schiavi Razzie oltre il Limes, guerre, tributi, compravendita nei porti Segni Collari di ferro, marchi a fuoco delle famiglie Prima apparizione L’età dei regni
La schiavitù è, in tutto il Continente, una cosa ordinaria come il grano e il sale, e come il grano e il sale si compra, si vende e si paga in tributo. Ci sono schiavi nei campi dei Duci del Nord, nell’Arsenale di Chrysepolis, nelle stanze delle nobili di Thalassar, sui mercati di Caldor, nelle proprietà della Chiesa ad Aeterna. Nessun Regno civile, che io sappia, la vieta; nessun sacerdote, che io abbia sentito, la condanna. Al Nord, quando i soldati appendono i satiri alle mura per le corna, i sacerdoti benedicono le esecuzioni come azioni necessarie alla protezione del Continente.
Chi siano gli schiavi lo decide, di solito, la direzione della guerra. Al Nord sono i prigionieri presi oltre il Limes; al Sud, gli abitanti dei Regni che Thalassar conquista; nei porti, chiunque abbia avuto la sfortuna di salire sulla nave sbagliata. Non conosco i loro nomi veri. Non li conosce nessuno: non è un caso.
Come funziona
Il tributo. Dopo l’Armistizio, ogni Regno del Continente versa a Valdoran un tributo annuale per la Sacra Missione, la difesa del Grande Limes Settentrionale: denaro, grano e schiavi. Gli schiavi, dunque, non sono soltanto merce privata; sono una moneta tra Regni, scritta nei trattati accanto ai sacchi di grano.
La caccia. Per generazioni, dopo ogni razzia dei clan, l’esercito del Nord ha passato il confine e ne è tornato con carri pieni di armi, pelli e schiavi; i villaggi accoglievano i reduci come vincitori e i soldati ricevevano terre. I vecchi Duci lo ricordano con nostalgia. Il Re promette ai Duci fedeli, dopo la guerra, «la vostra parte degli schiavi catturati, uomini e donne» e nuovi territori per i loro Castelli, e per i più rapaci la promessa vale quanto la terra. I soldati semplici fanno sogni più piccoli, ma dello stesso genere. Una notte, nella mia torre, il mio compagno guercio, intirizzito, giurava che in primavera avremmo passato il confine:
«Li venderemo come schiavi nei villaggi della costa. Quei ricconi del Sud pagano bene. Pagano sempre bene.»
Il mercato. Gli schiavi del Nord scendono verso il Sud, dove si pagano meglio. Caldor ha un mercato degli schiavi abbastanza noto da essere citato dai corsari: una donna del Sud giovane, intatta e di sangue nobile vi raggiungerebbe «un prezzo considerevole». Sulle strade e sui moli ci sono navi che vendono come schiavi i loro stessi passeggeri. I prezzi, a volte, sono ridicoli: una ragazza del Nord può essere venduta per un sacco di sale e un coltello arrugginito.
Il lavoro. A Valdoran gli schiavi lavorano i campi e le fattorie dei Duci; alcuni hanno combattuto come ausiliari nell’esercito del Nord. A Chrysepolis migliaia di schiavi lavorano nell’Arsenale accanto a carpentieri, fabbri e cordai, e Thalassar ha miniere di schiavi; le nobili thalassariane possiedono schiave come possiedono gioielli e appartamenti. Ad Aeterna la Chiesa possiede terre, schiavi, officine e navi. Un grande esercito in marcia si porta dietro, insieme ai carri e ai muli, anche i suoi schiavi.
Una precisazione, che mi è stata fatta con molta insistenza: i rematori dei dromoni di Thalassar non sono schiavi incatenati ai banchi, come raccontano certi idioti nelle taverne, ma marinai, cittadini e soldati liberi. Lo riporto. Thalassar ha abbastanza schiavi altrove da potersi permettere rematori liberi.
La condizione. Lo schiavo è una proprietà. Una schiava, dice chi lo è stata, viene comprata per il lavoro che può svolgere, come una contadina viene data in moglie per un campo, alcune monete o del bestiame, e una principessa per un’alleanza. Chi viene dal Barbaricum, per il Continente, è prima di tutto un barbaro, e un barbaro addomesticato resta comunque uno schiavo.
Fughe e paure
Gli schiavi fuggono. Ad Aeterna, nei quartieri abbandonati, si nascondono insieme a ladri e mercenari; al Nord tornano oltre il Limes, da dove sono venuti, e portano con sé ciò che hanno imparato: le strade, i villaggi, le posizioni dei presidi. Quando le cose vanno male lungo il confine, i signori del Nord danno la colpa a loro. Il vecchio Varro si vanta di averne catturati e giustiziati parecchi, «schiavi traditori» che aiutavano i razziatori. Re Severian, davanti alle prime voci di barbari che si stabiliscono nelle valli, liquida tutto così:
«Saranno stati gli schiavi fuggiti. Sono vissuti tra noi abbastanza a lungo da essere più addomesticati dei loro simili rimasti oltre il Limes.»
Anche chi non è schiavo ne ha paura. Le Amazzoni di Amana dicono che la Foresta diede loro rifugio quando il Continente voleva ridurle in schiavitù; davanti alla leva di Thalassar, che ha «contadini, servi e schiavi da spingere davanti alle lance», Selene risponde che Amana ha soltanto donne libere.
Eventi nella saga
L’età dei regni
Il Nord. Al concilio di Aeterna Severian racconta che molti schiavi originari del Nord sono fuggiti dai loro padroni e hanno ingrossato le file dell’Orda; alcuni avevano combattuto negli eserciti di Valdoran come ausiliari. Marcellus gli ricorda il tributo in denaro, grano e schiavi; quella notte Severian, davanti alle mappe, impreca: «Alla faccia degli schiavi e delle terre che sostengono di averci consegnato». Prima del Tauria il Re promette ai Duci schiavi e terre; dopo il Tauria, nel campo dell’Orda, Valeri scopre che i prigionieri del Nord sono trattati meglio di quanto Valdoran abbia mai trattato quelli del Barbaricum.
Il Sud. I quindicimila uomini di Thalios marciano su Keshar, scrissi allora, con abbastanza catene da trasformare un Regno in una provincia piena di schiavi; davanti all’Oasi, squadre di schiavi tengono bagnate le pelli che proteggono le macchine d’assedio. A Chrysepolis Thaleia scopre che la sua ancella Draga, la schiava straniera venuta dalle terre oltre il Limes, conosce i moli dal lato sbagliato di una catena:
«Mi vendettero per un sacco di sale e un coltello arrugginito»
A Thalmyra, quando Thalassar minaccia il mare, Varricus apre i forzieri della Banca Reale; il Maestro delle Spie gli fa notare che sarà una guerra costosa, e il Re risponde: «La schiavitù costa molto di più». Parlava di un Regno, non di un uomo; ma il prezzo, a quanto vedo, si calcola allo stesso modo.
Quando Thaleia sale sul Serpente di Sabbia, il capitano Zafir le fa notare che potrebbe venderla al mercato degli schiavi di Caldor; lei risponde che vale di più come arma che come puttana.
