Animali della Foresta di Umbra
Informazioni
Campo Valore Tipo Animali e apparizioni Habitat Foresta di Umbra Specie note Orso, volpi, uccelli, cervi Prima apparizione L’età dei regni
Gli animali della Foresta di Umbra sono le bestie, o le apparizioni, che chi è entrato fra quegli alberi dice di avervi incontrato. Sul margine non se ne vede nessuno: non si sentono uccelli, insetti o richiami, e proprio questo silenzio è la prima cosa che si nota. Eppure i vecchi mercenari, davanti ai falò dei villaggi vicini, giurano di aver sentito volpi ridere dei loro peccati, orsi parlare come sacerdoti e cervi bianchi dare il benvenuto ai viandanti con voce umana. In città, se racconti cose simili, ti prendono per ubriaco o per pazzo. Lì, davanti a quel muro di tronchi, cominci a crederci.
Eventi nella saga
L’età dei regni
L’orso. Dopo diversi giorni di marcia la spedizione di Lysandros incontra il primo animale: un orso enorme, seduto su una radice con la schiena contro il tronco e le zampe sul ventre, come un vecchio pensatore a riposo. Ha il pelo striato di muschio e piccoli funghi pallidi fra le pieghe del collo, e occhi troppo consapevoli per una bestia. Inclina la testa e parla con voce grave: «Siete in ritardo.» Quando un mercenario urla e sguaina la spada, l’orso scende dalla radice e sparisce dietro un tronco; due uomini corrono a cercarlo e non trovano impronte né rami spezzati. Lo storico Doros pensa a uno spirito guardiano, il botanico Elian a muffe che producono allucinazioni condivise; Arbazer ordina a entrambi di risparmiare il fiato.
Le volpi e gli uccelli. Da quel momento le apparizioni si moltiplicano. Volpi dal sorriso storto seguono la colonna a piccoli gruppi e sembrano avvicinare i musi per commentare, in modo molto umano, le decisioni degli uomini; inseguite, si disperdono senza fretta e ricompaiono più avanti. Sui rami, uccelli immobili accompagnano ogni movimento girando soltanto la testa, senza temere le armi: piume nere attraversate da venature simili a simboli, becchi troppo lunghi, occhi disposti in coppie irregolari. Osservano, e sembrano giudicare. Un mercenario giura di aver visto un compagno trasformarsi in volpe e fuggire fra gli alberi.
I cervi. Un mercenario racconta ad Arbazer di aver visto un cervo bianco senza occhi, con la luce nelle orbite, che lo ha fissato per un pomeriggio intero; il capitano gli dice che ha bevuto troppo, ma la sua voce tradisce un’incertezza che non sfugge a nessuno, e quella notte fa sequestrare il vino. Più tardi compaiono dal nulla cervi dalle corna trasparenti che caricano il gruppo: attraversano i corpi senza ferirli, ma lasciano nausea, febbre e un dolore che dura ore, e chi viene attraversato cade urlando e indica ferite inesistenti, convinto di avere il ventre squarciato o le costole spezzate.
Le voci. Insieme agli animali arrivano i canti, voci bellissime che non vengono da nessuna direzione e cantano direttamente dentro la testa, in una lingua che nessuno conosce e che tutti credono di capire. Un mercenario si allontana sereno, convinto che lo chiami la figlia, e morde a sangue i compagni che lo trattengono. La cera nelle orecchie non serve, e neppure le formule recitate a memoria dagli studiosi. Dai fiumi emergono le Naiadi.
Il grande volatile. Fuori dalla Foresta, all’alba sopra la conca di Umbra, Lysandros vede un volatile enorme, con un’apertura d’ali smisurata, volare in larghi cerchi circondato da uno stormo di uccelli più piccoli, simili a scintille nere attorno a una grande ombra. Per un istante gira la testa verso di lui, poi sparisce dietro la Grande Cupola. Più tardi crede di rivederne la sagoma fra le torri della città, ma nessun altro se ne accorge e lui non dice nulla (vedi Sapienza). Nella città, l’unica vita sono i Gufi bianchi di Umbra.
Gli studiosi della spedizione continuano per tutto il viaggio a discutere di che cosa sia reale e che cosa sia illusione: spore, vapori sotterranei, suggestione collettiva, spiriti e culti più antichi dell’Impero. Nessuno riesce più a distinguere le due cose. Io, che non ci sono stato, posso dire soltanto che un’allucinazione non si porta via gli uomini.
