Amazzoni di Amana

Informazioni

CampoValore
Nome tra loroFiglie (di Amana), «sorelle»
TerritorioSelve di Amana, all’estremo Sud del Continente
CapitaleCittà Sospesa
GovernoUna Regina (Myrina) e le Matriarche
EsercitoGuerriere Scelte (Senza Seno), quasi quattromila
Fedela Madre e la Foresta; culto affidato agli Sciamani di Amana
Armi tipicheArco, cerbottana, Kriss avvelenato, scudo a mezzaluna di Legno-Ferro
ViciniThalassar a Nord e a Est, Arakhan a Ovest, il mare a Sud
Prima apparizioneL’età dei regni

Le Amazzoni di Amana sono il popolo che abita le Selve di Amana, la grande foresta dell’estremo Sud. «Amazzoni» è il nome che usiamo noi del Continente; loro si chiamano Figlie, Figlie di Amana, e tra loro si danno delle «sorelle». A comandare, a combattere e a possedere la terra sono le donne. Gli uomini lavorano i campi, costruiscono le case, allevano gli animali e i figli più piccoli, oppure servono il Tempio e parlano con gli spiriti; possono portare le armi soltanto con il permesso delle loro Madri.

Al Nord ce le hanno sempre descritte come selvagge seminude che vivono sugli alberi, e alla corte di Thalassar le chiamano con un nome che non ripeto, anche se il Re e suo fratello lo ripetono volentieri. La verità è più scomoda. Amana è un Regno vero, con una Regina, una Capitale, villaggi, campi, botteghe e templi, e da secoli nessun esercito è riuscito a domarlo. Thalios Serakh le accusa di rifiutare la Legge e di perseguitare i fedeli del Silenzio; è vero almeno che il Silenzio, nella Selva, non ha mai messo radici.

All’inizio di questa storia le Figlie sono in guerra con Thalassar, anche se nessuno l’ha mai dichiarata. Gli uomini di Thalios avanzano nella Selva costruendo castra, abbattendo alberi e aprendo strade; le Amazzoni bruciano gli accampamenti, sterminano le pattuglie e aspettano che la foresta si riprenda ciò che le scuri le hanno tolto.

Territorio

Le Figlie vivono dentro la Selva e ne conoscono ogni sentiero, ogni veleno e ogni ombra. A Nord e a Est confinano con Thalassar, a Ovest con il deserto di Arakhan e con l’Oasi di Keshar, a Sud le chiude il mare. Il loro mondo è descritto meglio nella voce sulle Selve di Amana; qui basti dire che i villaggi sorgono su piattaforme sollevate fra radici gigantesche, collegate da scale di corda e passerelle, e che la Capitale, la Città Sospesa, è cresciuta attorno a un unico albero immenso, l’Albero Madre.

Governo

Amana ha una Regina. All’inizio della vicenda è Myrina, che regna da un trono scavato nel cuore dell’Albero Madre e porta al posto della corona un cerchio di liane intrecciate. Accanto a lei contano le Matriarche, le donne anziane che guidano i villaggi e le famiglie, giudicano le bambine nelle prove dell’età adulta e scelgono gli uomini per i riti della generazione. Il comando in guerra spetta a un generale della Regina: in questo momento è Selene, figlia di Myrina.

Darion, un mercante di legname che ho fatto bere al confine della Selva, mi raccontò che la Regina viene scelta tra le capofamiglia delle tribù più importanti e che sotto di lei comandanti e anziane discutono ogni decisione finché una di loro non convince le altre. Non so quanto fosse informato. La stessa sera giurava che certe città si spostano insieme agli alberi e che le matriarche sanno trasformarsi in pantere.

Sulla Regina, almeno, ho potuto correggerlo. Le capofamiglia delle tribù maggiori siedono nell’assemblea e fanno i nomi; ma a votare sono le guerriere, una votazione dopo l’altra, finché un nome non mette d’accordo abbastanza lance. Ad Amana una Regina che le Figlie non accettano non dura una stagione, e lo sanno tutte.

Società e costumi

Ad Amana guerra, governo e proprietà delle terre appartengono alle donne. I figli sono della famiglia della madre e molti non conoscono neppure il nome del padre. Le bambine, quando raggiungono il primo sangue, affrontano le prove delle Matriarche: le più resistenti, rapide e forti vengono separate dalle famiglie, condotte nei campi di addestramento e diventano Senza Seno, le guerriere a cui nel Tempio della Capitale gli sciamani recidono il seno destro. Le altre, che i racconti chiamano donne «intere», tornano ai villaggi e imparano ad amministrare, coltivare, commerciare e comandare gli uomini. Nessuna lo considera una sconfitta: Amana ha bisogno di donne capaci di governare quanto di guerriere capaci di uccidere.

Una volta all’anno, durante la Notte della Linfa, le donne si uniscono agli uomini più forti scelti dalle Matriarche; se nasce un maschio servirà la terra o il Tempio, se nasce una femmina entrerà a sua volta nel ciclo delle prove. Gli uomini sono necessari e talvolta rispettati, ma restano strumenti nelle mani delle Matriarche. Quando Selene disse a sua madre che Amana possedeva «soltanto donne libere», uno degli sciamani presenti abbassò lo sguardo. Lo annoto senza commento, perché il commento lo farebbe chiunque.

Le Figlie salutano battendosi una mano sul petto, senza gridare, e non si inchinano davanti a nessuno: piegano il capo soltanto davanti alla Foresta. Tagliare un albero senza necessità è un sacrilegio. Tutta la comunità conosce il proprio compito in caso di guerra, trasmesso dalle generazioni precedenti insieme ai canti, alle ricette e ai nomi delle piante velenose: quando i corni d’osso e i tamburi chiamano alla caccia, le madri, le artigiane, le fabbre e le amministratrici preparano viveri, acqua filtrata, antidoti e veleni senza che nessuna debba dare ordini.

«Le donne di Amana non consideravano il coraggio una forma di ignoranza.»

Esercito e modo di combattere

La forza armata di Amana sono le Guerriere Scelte, quasi quattromila donne addestrate dalla prima adolescenza; dietro di loro, all’occorrenza, ogni altra donna capace di impugnare un arco o un kriss. Per loro la guerra non è una parentesi fra un raccolto e l’altro: è il mestiere di una vita. Imparano a tendere un piccolo arco prima ancora dei riti dell’età adulta, a muoversi tra gli alberi senza spezzare un ramo, a riconoscere il passaggio di un uomo dall’inclinazione dell’erba e un veleno dall’odore della linfa.

Le loro armature sono leggere e asimmetriche: cuoio, fibre intrecciate e piccole placche cucite sulla stoffa, con una piastra piatta sul lato destro del petto, là dove manca il seno. Combattono con archi, cerbottane, scudi a mezzaluna di Legno-Ferro, corte lance e Kriss, i pugnali dalla lama serpeggiante spalmata di veleno. Le punte delle frecce vengono avvolte in foglie perché la pioggia non lavi via il veleno; per superare fossati e palizzate usano ponti volanti di tavole e bambù e rampini di ferro. Prima della battaglia si dipingono il volto di nero, verde e rosso: il nero della notte e della morte, il verde della Foresta, il rosso del sangue.

Non cercano il campo aperto. Colpiscono di notte, con la tempesta, nelle strettoie, mirano alle mani, alle ascelle, alle giunture delle armature, e spariscono prima che le legioni riescano a schierarsi. Darion mi spiegò che non vincono la guerra, ma impediscono a Thalassar di vincerla; per i soldati mandati laggiù non vedo una gran differenza. Con i vinti sono spietate: chi si arrende viene ucciso, chi agonizza viene finito con una lama alla nuca o sotto la mandibola, ed è questa, per le Figlie, la massima compassione. Per far parlare i prigionieri bruciano sotto i loro piedi foglie impregnate di resina. Le loro morte, invece, non le lasciano mai sul campo, se possono evitarlo.

I loro gridi di battaglia sono «Per Amana!» e «Morte ai profanatori!».

Economia

La ricchezza di Amana è la Selva stessa: il Legno-Ferro, che non marcisce e spezza le accette; il metallo nerastro che si raccoglie in noduli fra le radici degli alberi più antichi e con cui si forgiano kriss e punte di freccia; resine, erbe medicinali e veleni. Le Figlie usano il Legno-Ferro con parsimonia, soltanto per archi, armi, strutture sacre e parti delle case destinate a durare, e ne tagliano sezioni limitate curando le ferite dell’albero. Nelle botteghe della Capitale lavorano fabbre, mercanti e artigiane; i campi e il lavoro pesante sono degli uomini.

È proprio questa ricchezza ad attirare Thalassar. I consiglieri di Thalios sostengono che la Selva potrebbe alimentare il fabbisogno del regno per secoli; i Serakh, a sentire i loro stessi ministri, ci lavorano da tre generazioni.

Fede

Le Figlie pregano la Madre Terra, che chiamano semplicemente la Madre, e il Vento; per loro la Foresta è viva e la vita di ciascuna è un prestito di Amana. La morte non è una fine ma un ritorno: le cadute vengono sepolte nelle profondità della Selva perché la loro carne nutra la terra, sopra le tombe le famiglie piantano germogli e il nome viene affidato agli sciamani, ai canti e alla memoria delle compagne. Ad Amana non esistono Monumenta. Il culto è affidato agli Sciamani di Amana, uomini dal volto dipinto che celebrano i riti nel Tempio ai piedi dell’Albero Madre.

Con il Silenzio le Amazzoni hanno sempre fatto finta. Per secoli hanno pagato tributi simbolici all’Impero e a ciò che ne restava, e lungo il confine hanno costruito piccoli altari al Silenzio, vuoti, che venivano ripuliti soltanto quando arrivava una delegazione e poi lasciati agli animali e alle radici. «Loro sapevano che mentivamo, e noi sapevamo che loro lo sapevano», dice Myrina. Era un equilibrio comodo per tutti. Lei il Silenzio lo chiama la religione degli ipocriti e dei vanitosi, e non posso dire che sbagli del tutto.

Storia

Su come le Figlie siano arrivate nella Selva le mie fonti tacciono, salvo ciò che dicono loro stesse: la Foresta diede loro rifugio quando il Continente voleva ridurle in schiavitù, e da allora nessun uomo è mai riuscito a conquistare la loro casa. Secondo Myrina, per secoli Amana ha giocato a nascondino con l’Impero.

Negli ultimi anni Thalassar ha cominciato a penetrare nella Selva dal confine orientale: tre castra principali e diversi avamposti, quasi duemila uomini in tutto, alberi abbattuti per fare palizzate, sottobosco bruciato. Al palazzo di Chrysepolis Braxos si lamenta che ogni castrum venga bruciato, ogni strada si richiuda in una settimana e da ogni pattuglia torni un uomo su dieci.

Naturalmente ogni guerra ha qualcuno che ha fatto bene i conti; in questa, almeno, chi li ha fatti ha dimenticato di contare la Selva.

Eventi nella saga

Voci correlate