Aeterra
Informazioni
Campo Valore Nome comune Il Continente Tipo La terra dei Regni; un tempo dominio dell’Impero Centro Aeterna Cuore geografico La Foresta di Umbra Confini Il Grande Limes Settentrionale e il Barbaricum a Nord; l’Oceano a Occidente e a Oriente; le Sette Isole e il mare a Sud Divisione I Regni nati dalla Guerra Civile Fede prevalente Il Silenzio Prima apparizione L’età dei regni
Aeterra è il nome della terra in cui viviamo, quella che tutti, dai Re ai mendicanti, chiamano semplicemente il Continente. È la terra che un tempo l’Impero governava intera da Aeterna e che oggi i Regni si dividono. Sulle carte dei precettori è fatta di poche cose che chiunque riconosce: il Nord coperto di foreste, le rovine di Aeterna, i deserti di Arakhan, le immense Selve di Amana.
Per chi ci è nato, Aeterra non è un posto fra tanti. Ci hanno insegnato che il Continente è il mondo: non una parte del mondo, ma il Mondo con la maiuscola, costruito apposta perché noi potessimo nascere al centro, farci la guerra, pagare le Decime e morire convinti che persino il sole sorga per illuminare Aeterra. Nelle preghiere, nei documenti e nei discorsi dei Re il Continente è il centro della creazione; le terre oltre il Limes sono margini selvaggi, le Sette Isole scogli lontani, le coste meridionali estremità nebulose. Tutto ciò che sta oltre si chiama Barbaricum, mare vuoto o leggenda da marinai ubriachi.
Aeterra e Aeterna: il nome della terra e quello della città si somigliano troppo perché sia un caso, ma nessuno mi ha saputo dire quale dei due sia venuto prima. Ai concili i Re si chiamano «figli di Aeterra» quando vogliono qualcosa l’uno dall’altro, e se ne dimenticano appena l’hanno ottenuta.
Descrizione
I confini. A Nord il Continente finisce dove finisce il Grande Limes Settentrionale, la linea di torri che Valdoran tiene contro il Barbaricum; a Occidente, per quasi quattrocento chilometri, il Canyon di Kasm faceva da confine naturale fra il mondo civile e quello che il Continente chiama selvaggio. A Occidente e a Oriente c’è l’Oceano, e i cartografi lo allargano fino al bordo della pergamena; a Sud, dopo le Sette Isole, disegnano qualche mostro marino, due navi rovesciate e una frase in lingua antica per dire che oltre non c’è niente che valga la pena conoscere.
Le terre. Al centro sta Aeterna, la vecchia capitale, e il cuore geografico del Continente è occupato dalla Foresta di Umbra, che sulle carte recenti è una macchia scura senza strade. A Nord c’è Valdoran, con il Limes e le sue vallate; Caldor è un regno costiero che confina con Valdoran e ne contesta da generazioni le regioni meridionali; Vindelia sta a Sud di Valdoran, sulle pianure più fertili di Aeterra, stretta fra Solthar, Ferrata e i territori di Aeterna. Ferrata tiene le montagne centrali e le più grandi vene di ferro, carbone e zolfo del Continente; Solthar è un regno costiero piccolo e ricco, incastrato fra le terre settentrionali di Thalassar, le montagne centrali e le propaggini della Foresta di Umbra. Il Sud appartiene in gran parte a Thalassar, il regno più ricco e popoloso, che circonda a Nord e a Est le Selve di Amana; a Ovest delle Selve si stendono i deserti di Arakhan, raccolti attorno all’Oasi di Keshar.
I segni dell’Impero. Ovunque si vada, l’Impero è ancora lì sotto i piedi: strade lastricate, ponti, acquedotti, stazioni di posta, fortezze, mosaici con i volti di Imperatori anneriti dal fumo sulle insegne delle taverne. Gran parte di tutto questo sta in piedi senza che i Regni sappiano più ripararlo. Aeterra vive dentro un’opera più grande delle forze rimaste ai suoi abitanti, e se ne accorge soltanto quando un ponte crolla.
Società
Il Continente è diviso. Nella Sala del Trono di Aeterna, sotto il seggio vuoto dell’Imperatore, ci sono nove troni minori: otto per i sovrani dei Regni e uno per la guida della Chiesa del Silenzio. I Re che vi siedono vengono dalle stesse radici imperiali, ma vestono, combattono e governano in modi sempre più lontani; ognuno rappresenta una diversa eredità dell’Impero e un frammento di ciò che Aeterra è diventata, una terra divisa da rivalità, rancori e memorie incompatibili.
A tenerli insieme restano tre cose. La prima è la memoria dell’Impero, che sopravvive nei titoli, nei trattati e negli eserciti, ma sempre più nelle cronache e sempre meno nei cuori. La seconda è la fede nel Silenzio: la Chiesa custodisce gli archivi, le genealogie e i Monumenta, e quasi ogni uomo del Continente spera che qualcuno ricordi il suo nome dopo la morte. La terza è la paura di ciò che sta fuori: barbari, pagani, eretici, pirati. Thalios Serakh lo ha detto meglio di me, al concilio: «Siamo tutti figli di Aeterra e fedeli seguaci del Silenzio». Lo ha detto mentre le sue legioni assediavano un regno vicino.
Chi vive dentro il Continente ma fuori dal Silenzio, come le Amazzoni delle Selve, è un problema che la cartografia risolve chiamandolo barbaro. Chi vive fuori dal Continente non è un problema: semplicemente, non esiste.
Che cosa si crede
La Chiesa sostiene che il Continente sia stato scelto perché soltanto qui il mondo possiede una forma giusta e stabile. I geografi di Thalmyra e di Cyresapolis insegnano che il mondo finisce dopo il Continente, e la Chiesa mette Aeterra al centro di ogni carta.
Io ho qualche dubbio. Ho parlato con marinai che giuravano di aver navigato per mesi senza incontrare la fine dell’Oceano; ho visto spezie che non crescono in nessun luogo segnato sulle nostre carte, piume grandi quanto il braccio di un uomo e denti di bestie che farebbero sembrare un mammut un maiale da cortile. Una volta, in una taverna di Thalmyra, un capitano delle Isole guardò la mappa imperiale appesa al muro e rise tanto forte da rovesciare il vino: disse che rappresentava il mondo come un topo disegnerebbe un granaio, mettendo la propria tana al centro e fingendo che oltre le pareti non esista nulla. Lo cacciarono a calci prima che potesse spiegarsi.
Da allora guardo le mappe con altri occhi, e mi viene un sospetto: che il Continente non sia il centro del mondo, ma soltanto la parte di mondo in cui qualcuno ci ha messi. Forse non siamo stati scelti. Forse siamo stati chiusi dentro.
Eventi nella saga
L’età dei regni
La fine dell’unità. La caduta del Limes e la morte di Lucius Aurelianus spezzano quel poco di comune che restava. Valdoran viene lasciato solo davanti all’Orda e Severian brucia lo stendardo imperiale; Thalassar conquista l’Arakhan; con lo Scisma Solthar, Ferrata e Vindelia formano il Patto dell’Oro, del Ferro e del Sangue e smettono di combattere per il Continente per combattere per il grano, il ferro e l’oro (vedi Nazioni).
La sfera. Nella Grande Cupola di Umbra Lysandros trova una sfera del mondo e, cercando una costa conosciuta, riconosce una penisola dalla forma inconfondibile: «Aeterra, il Continente.» È una piccola regione di luce argentata, isolata in mezzo a territori immensi. «Il Continente era una penisola, e neppure particolarmente grande.» Le città sono nodi di luce, i regni troppo piccoli perché se ne vedano i confini. La trama argentata finisce esattamente ai confini di Aeterra, lungo una curva irregolare, «come fili recisi»; oltre si stendono deserti sconfinati, nevi che avanzano e si ritirano come maree, foreste che sembrano respirare, fiumi che deviano, montagne che sorgono e coste che si dissolvono e ricompaiono. Fuori dalla regione argentata la realtà sembra creare e distruggere sé stessa. Cornelius ne trae la conclusione: «Siamo una penisola in un mondo immenso. E l’Impero lo sapeva.» Sulla stessa sfera, il Sud lampeggia mentre cade Keshar.
La Diga. Ad Aeterna Vaelor spiega a Cassio che il mondo non è stabile per natura, e che la rete dei Monumenta lo mantiene costante; teme che Titus voglia estendere la Diga oltre Aeterra, cancellando l’ordine naturale delle cose. Al Nord Thyrrus dice a Valeri la stessa cosa con altre parole: la Diga avvolge il Continente, proteggendolo e isolandolo.
